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Maino Marchi (PD): Decreto mille proroghe_Dichiarazione di voto

24 febbraio 2017

Pubblicato in: AttualitÓ

Grazie, Presidente. Su questo decreto-legge ne abbiamo sentite tante in quest'Aula e in Commissione, a partire dall'accusa al Governo di aver portato il decreto all'esame di quest'Aula quando mancavano pochi giorni prima della scadenza. È l'infinito dibattito sui decreti-legge, per decreti complessi come il milleproroghe, reso ancora più complesso quest'anno per come il Senato ha esaminato la legge di bilancio, dovendo approvare il testo esaminato in prima lettura alla Camera. Di fatto i tempi sono tali per cui o entrambe le Camere fanno un lavoro sbrigativo e non approfondito, o almeno una fa un lavoro molto approfondito. Io preferisco la seconda e penso che, su questo, dovremmo giudicare il lavoro del Senato. Ha inciso sul testo iniziale? Sì, è innegabile, quindi il Parlamento svolge il suo ruolo. E allora dobbiamo guardare alla qualità del testo. Dalle opposizioni si sono sentiti giudizi drastici, di schifezze, marchette, attacco ai diritti dei lavoratori in alcuni comparti, in Commissione si era cominciato anche a parlare di accuse di mettere a rischio i conti dello Stato e poi questioni che non sono state affrontate. E vediamo alcune di queste presunte schifezze. È una schifezza la proroga della cosiddetta DIS-COLL, l'indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata, in attesa che si concluda l'iter di approvazione della legge sullo Statuto del lavoro autonomo? Si può sostenere che doveva essere in legge di stabilità, ma è nel milleproroghe l'importante è che questa misura si adotti. È una schifezza il differimento di un anno del recupero della perequazione sulle pensioni che le avrebbe ridotte di 167 milioni? Certo, costa allo Stato, ma, avendo trovato la copertura finanziaria, è una buona misura per i pensionati. È una schifezza che le prestazioni economiche e assistenziali relative ai malati di mesotelioma, a causa dell'amianto, spettino agli eredi anche per i casi di morte del malato nel 2016 e non solo fino al 2015? Sono schifezze l'autorizzazione all'Amministrazione penitenziaria per assumere 887 unità nel corpo di polizia penitenziaria, le assunzioni nell'Istituto superiore di sanità, la proroga dei contratti del personale dell'Istat, la stabilizzazione del personale precario dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato o le proroghe dei contratti a tempo determinato e i contratti di collaborazione coordinata e continuativa nelle province? Non sono cose sulla luna, sono in questo decreto. Sono schifezze le autorizzazioni all'università a prorogare i contratti di ricercatore a tempo determinato di tipo B e altre misure per il personale dell'Università e della scuola? È una schifezza la proroga per gli anni dal 2017 al 2019 dell'assegno sostitutivo dell'accompagnatore militare? Anche queste sono misure di questo decreto. È una schifezza la misura maggiormente richiesta dall'ANCE, e che ha dato buoni risultati nel 2015, di proroga nel 2017 della detraibilità ai fini IRPEF del 50 per cento dell'IVA per l'acquisto di case di classe energetica A e B dalle imprese costruttrici, IVA che è doppia rispetto all'acquisto da privati? Sono schifezze le misure per la cultura, come quelle organizzative per la realizzazione del Grande progetto Pompei o quelle per il sostegno allo spettacolo dal vivo nei territori del terremoto 2016? Sono schifezze le misure di semplificazione in favore dei contribuenti relativamente a diverse comunicazioni fiscali, oppure le numerose misure relative ai terremoti dell'Aquila e dell'Abruzzo del 2009, di Emilia, Lombardia e Veneto del 2012, del centro Italia nel 2016 o per le calamità del 2015 di Olbia-Tempio, di Nuoro e dell'Ogliastra? E sono proprio tutte proroghe di misure precedentemente adottate e su cui vi era forte attesa e necessità di proroga. È una schifezza la proroga per il 2017 per i trattamenti di integrazione salariale nel settore della pesca? Potrei continuare a lungo. In Commissioni riunite, in discussione generale, ho sentito che tra le schifezze il MoVimento 5 Stelle inseriva anche l'autorizzazione alla Banca d'Italia a concedere prestiti del Fondo monetario internazionale per la crescita e la riduzione della povertà, per un importo massimo di 400 milioni di diritti speciali di prelievo, su cui lo Stato interviene solo in termini di garanzia senza aumento delle risorse appostate in bilancio, in quanto, trattandosi del Fondo monetario internazionale, il rischio di escussione della garanzia è di fatto inesistente. 
  Si tratta di interventi a favore dei Paesi più poveri. Capisco che l'Italia ha problemi sociali rilevanti, ma è sempre nell'area dei Paesi più ricchi perché altrimenti non attrarremmo ancora tanta immigrazione. Dobbiamo aiutare i Paesi più poveri. Capisco che, in un'epoca di ritorni di nazionalismi, prevalga «l'ognuno pensi per sé», ma, attenzione, perché i nazionalismi nel secolo scorso hanno determinato solo disastri e orrori, quindi questo non è un decreto di schifezze e non è nemmeno un decreto che mette in discussione i conti dello Stato. Conosciamo bene il rigore della Ragioneria generale dello Stato che ha bollinato il provvedimento, non c’è un buco di 23 miliardi, paventato dal MoVimento 5 Stelle in Commissione per il prestito della Banca d'Italia al Fondo monetario internazionale; lo Stato è interessato solo dall'attivazione della garanzia quantificata in 100 milioni, ma utilizzando le risorse già identificate nel precedente e simile atto del 2012, e mai utilizzate perché ovviamente il rischio di insolvibilità da parte del Fondo monetario internazionale è pressoché nullo e il Governo è attivamente al lavoro per dare risposta alle questioni sollevate dalla Commissione europea. Lo farà nei tempi concordati, ma senza cambiare l'impostazione di una politica economica che mette gli obiettivi della crescita come condizione anche per la tenuta dei conti pubblici, respingendo un'austerità che amplia i problemi e non ne risolve alcuno. Siamo tra i più virtuosi sul deficit; il debito si è stabilizzato e inizierà a scendere e va sottolineato perché è capitato poche volte che, in questa legislatura, le previsioni dei Governi sulla crescita si siano concretizzate e avverate, a volte solo con dati successivi dell'Istat, come per il 2014, a volte, come nel 2016, superando anche la migliore previsione del Governo. Non sono dati di crescita eclatante, certo, ma vuol dire che non si era promessa la luna, ma semmai si era stati prudenti.
  E veniamo al leitmotiv di questi giorni, in base al quale questo decreto costituirebbe un attacco ai diritti dei lavoratori in alcuni comparti, cioè taxi e ambulanti. Nei fatti si è dimostrata giusta la decisione assunta martedì, da Governo e maggioranza, di non sospendere il provvedimento per cercare improbabili soluzioni in mezz'ora, ma di sostenere l'interlocuzione tra Governo e parti sociali, per individuare le soluzioni da tradurre in successivi provvedimenti. La situazione dei taxi si è sbloccata dopo poche ore, avendo assunto quella decisione, con l'accordo per la stesura di nuove norme di riordino entro un mese cioè di fare – come ha detto il Ministro Delrio – una riforma seria per tutelare sia i diritti di coloro che hanno investito il loro denaro, che i diritti dei cittadini che devono potersi muovere liberamente. E l'interlocuzione serve anche per gli ambulanti, per trovare il modo di rendere reale la proroga al 2018 per molti e di rispettare le intese che in altre regioni si sono fatte con le parti sociali. Siamo cioè di fronte a richieste che sono state diverse nelle varie realtà interessate. L'interlocuzione serve per verificare la Bolkestein, per la cui attuazione nel 2010 il Governo Berlusconi ha inserito gli ambulanti. Se sono solo due i Paesi per cui si applica agli ambulanti e l'onorevole Gelmini, più che chiedersi il perché, avrebbe dovuto dircelo visto che era al governo in quel momento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Infine, la critica di non aver affrontato le questioni degli enti locali: alcune lo sono state, come la data di approvazione dei bilanci, per altre, c’è in primo luogo da chiudere le intese tra Governo, Conferenza delle regioni, UPI e Anci per la distribuzione dei circa 3 miliardi, non da stanziare, ma già stanziati in bilancio, nella legge di bilancio, dove la priorità è senz'altro quella delle province e delle città metropolitane. Per altre non era il milleproroghe la sede adeguata: se si fosse fatto ci sarebbe stata una critica severa sulla costituzionalità del decreto. Occorrerà probabilmente un decreto enti locali e anche un disegno di legge, ma non in questa sede. Ma questo è un impegno che ci assumiamo per il futuro. Per queste ragioni il gruppo del Partito Democratico voterà a favore del milleproroghe. 

http://webtv.camera.it/archivio?legislatura=17&seduta=747&intervento=441520



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parlamentari | 

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