Home |  Organismi dirigenti  |  La rete dei Circoli  |  I nostri Eletti  |  Donne democratiche  |  Articoli  |  Materiali di Comunicazione  |  Newsletter  |  Link  |  Contatti  |
Feed RSS 
  giovedi 20 settembre 2018 Partito Democratico Reggio Emilia
| Politiche_2018 | Dichiarazioni | Documenti | Ambiente | Enti Locali | Feste PD | Giustizia Sicurezza | Lavoro Economia | Scuola | Diritti solidarietÓ | Parlamentari | Cons.Regionali |
Un Sý per far funzionare meglio le istituzioni

10 novembre 2016 - 4 dicembre 2016

Pubblicato in: AttualitÓ

Dopo una campagna elettorale dalla lunghezza senza precedenti si arriva al voto sul referendum costituzionale.

Da tempo sostengo con piena convinzione le ragioni del SI' alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento, nel pieno rispetto del percorso previsto dall'art.138 della Costituzione.

È una riforma che non tocca i principi fondamentali e la prima parte della Costituzione sui diritti e i diversi dei cittadini, che mantengono intatta la loro validità. Anzi, siccome l'obiettivo della riforma è far funzionare meglio le istituzioni, rafforzando la democrazia, è più attuabile la prima parte dopo l'approvazione della riforma della seconda parte sull'ordinamento dello Stato (ovviamente se non prevalgono orientamenti di destra alle elezioni politiche).

È una riforma pienamente nel solco delle proposte dell'Ulivo, del centrosinistra e del PD dal '96 ad oggi, con un dibattito iniziato già negli anni '80, per superare il bicameralismo paritario. La coerenza con il nostro passato sta nel sostegno al SI'. La coerenza con il recente passato, in cui tutti i parlamentari del PD hanno votato la riforma, sta nel votare al referendum come si è votato (ognuno ben tre volte) in Parlamento. Si è mai visto il contrario?

Dal '96 abbiamo sempre proposto una sola Camera politica, eletta a suffragio universale, che sia la sola a dare la fiducia al Governo (il voto degli elettori conta di più se è uno solo che serve per decidere la maggioranza parlamentare, piuttosto di due voti per due Camere, che magari hanno maggioranze diverse, costringendo i partiti ad alleanze differenti da quelle proposte in campagna elettorale), e un'altra, il Senato, come Camera delle autonomie territoriali, composta da rappresentanti delle stesse (consiglieri regionali e sindaci) come in tanti Paesi europei, riducendo il numero dei parlamentari e i costi di funzionamento, assegnando alla Camera dei Deputati il ruolo di approvazione di gran parte delle leggi, su cui il Senato abbia solo un ruolo consultivo. Su altre leggi, poche ma molto importanti, come quelle costituzionali e quelle sull'ordinamento di regioni e comuni, resta l'approvazione anche del Senato.

Nel complesso si velocizza il processo legislativo e si dà più centralità al Parlamento, riducendo la legislazione d'urgenza di derivazione governativa.

Non cambia il rapporto Parlamento-Governo. Rimaniamo pienamente in una repubblica parlamentare. Il Governo ha un solo potere in più (ben meno di quanto in passato proposto dal PD e dall'Ulivo): poter chiedere un voto a data certa su un disegno di legge ritenuto fondamentale per l'attuazione del programma di governo.

Non cambiano i poteri del Presidente della Repubblica, che però non potrà più essere eletto dalla sola maggioranza, essendo necessari i tre quinti per la sua elezione (non si vaneggi su opposizioni che stanno a casa per lasciare campo libero alla maggioranza: è del tutto irrealistico).

La Corte Costituzionale, per i 5 giudici eletti dal Parlamento, sempre con il quorum dei tre quinti, non sarà in mano alla Camera per tutti i giudici, perché 2 giudici vengono eletti dal Senato. La Corte potrà anche pronunciarsi preventivamente sulle leggi elettorali.

Con più firme si abbassa il quorum dei referendum abrogativi; inoltre si potranno fare referendum di indirizzo e consultivi, per cui si rafforzano gli strumenti di democrazia diretta.

Le proposte di legge di iniziativa popolare dovranno essere obbligatoriamente esaminate dal Parlamento e non tenute nel cassetto.

Si modifica il titolo V, su Regioni e Comuni, correggendo la riforma del 2001, eliminando una zona di competenze sia dello Stato che delle Regioni, causa di un rilevante contenzioso davanti alla Corte Costituzionale. Si danno più competenze allo Stato, ma si permette alle Regioni di partecipare direttamente al processo legislativo, soprattutto per quel che le riguarda più direttamente, facendo parte del Senato con consiglieri regionali che saranno indicati dagli elettori.

Si completa la riforma Delrio sulle province, superandole come ente obbligatoriamente previsto in Costituzione.

Si sopprime il CNEL, di fatto ente inutile.

Su questo si vota al referendum, non sulla legge elettorale, sulla quale comunque nel PD c'è l'accordo sul se e sul come cambiarla.

Se vince il SI' il Paese si adegua ai tempi e le istituzioni, la politica (di cui hanno bisogno i più deboli, perché i poteri forti possono farne a meno) possono incidere maggiormente sui temi che toccano la vita dei cittadini.

Se vince il NO, per molto tempo più nessuno prenderà in mano una riforma di cui da trent'anni molti dicono si abbia la necessità.

E non si sia ipocriti sul Governo. Se vince il NO un minuto dopo (anzi già adesso) Grillo, Salvini e Berlusconi chiederanno le dimissioni e il voto anticipato. E sarà come la Brexit: un disastro.

Nella nuova fase che si aprirà regnerà l'incertezza e i protagonisti saranno loro, non quella parte della minoranza del PD che vota NO.

Non c'è un motivo di merito e tanto meno politico per votare NO.

Ci sono tante buone ragioni per votare SI' e per lavorare a favore del l'affermazione del SI'.



On. Maino Marchi

 

 

 



TAGS:
parlamentari |   | 

Bookmark and Share





Girafeste: scopri tutte le feste del PD dell'Emilia-Romagna

18 novembre 2017 - Matteo Renzi. Visita al Museo Casa Cervi dedicato alla storia dei movimenti contadini, dell'antifascismo e della Resistenza nelle campagne.
Agenda Appuntamenti
« Settembre 2018 »
DoLu MaMe GiVe Sa
      1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30
Ricerca nel sito
»

scuola cons.regionali elezioni e primarie diritti solidarietà dichiarazioni lavoro economia elezioni diritti e solidarietà feste del pd feste pd giustizia sicurezza lavoro enti locali parlamentari feste documenti elettorale lavoro e economia ambiente
Rassegna stampa
Il PD di Reggio Emilia su Facebook
 Partito Democratico Reggio Emilia - Via M.K. Gandhi 22 - 42123 Reggio Emilia - Tel: 0522-237901 - Fax: 0522-2379200 - C.F. 91141410356  - Privacy Policy

Il sito web di PD Reggio Emilia non utilizza cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie strettamente necessari per la navigazione delle pagine e di terze parti legati alla presenza dei "social plugin". Per saperne di più Accetto