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Marchi PD - Dichiarazione di voto sul decreto mille proroghe

11 febbraio 2016

Pubblicato in: AttualitÓ

In questa discussione sul « milleproroghe » si è davvero sentito un po’ di tutto, contese inverosimili. In primo luogo, mi rivolgo ai colleghi di opposizione del centrodestra. Vedete, se fossero vere le tesi da voi qui sostenute, esse rappresenterebbero la miglior dimostrazione della differenza in positivo tra l’azione di questo Governo e quella dei Governi Berlusconi. Se il « milleproroghe » fosse il termometro dell’alta temperatura di un’azione di Governo e di una condizione pessima della pubblica amministrazione, potremmo tranquillamente dire che con il Governo Berlusconi era oltre 40 gradi e con il Governo Renzi siamo al massimo a 37, in via di rapida guarigione.
Detto questo, credo che sia, invece, sbagliata la teoria di fondo che si è sentita in quest’Aula. Le leggi determinano sempre più misure e provvedimenti che hanno una loro temporalità, delle scadenze. Esaminare il punto della situazione e verificare cosa va fatto al sopraggiungere di queste scadenze non è di per sé l’evidenziazione di carenze nell’azione di Governo o della pubblica amministrazione, ma è, invece, governare con realismo e senza pregiudizi ideologici. Penso, ad esempio, alla principale questione risolta nell’esame parlamentare. Con la riforma Fornero si è previsto che dal 2016 si dovesse pagare il cosiddetto contributo di licenziamento, anche quando un’impresa subentra ad un’altra, in un appalto di servizi, garantendo la continuità di lavoro dei dipendenti o, in determinate situazioni, per quanto riguarda i cantieri edili. Da tutte le parti sociali ci viene sottolineato che questo è in contrasto con clausole sociali che abbiamo voluto introdurre per gli appalti. Prorogare la norma per cui tale contributo non è dovuto è segno di cattiva amministrazione, di un’Italia che si sta sfaldando, o invece di puro buonsenso e di buon Governo ? Io propendo per la seconda. Lascio volentieri la propaganda della prima alle opposizioni, che si destreggiano nell’arte di arrampicarsi sugli specchi. E la stessa cosa vale per tante altre misure, da quelle sui contratti di solidarietà difensivi, a quella che rende applicabile la proroga del personale a tempo determinato delle province, alle proroghe delle graduatorie ad esaurimento nelle scuole, a quelle sui ricercatori a tempo determinato nell’università, al finanziamento delle TV e radio locali, al museo tattile Omero, perché di questo ci siamo occupati, non di bazzecole o presunte marchette, oppure delle tante misure che riguardano gli enti locali, che non richiamo, o quelle sulle forze dell’ordine e i vigili del fuoco, sui vari terremoti di questi anni, sull’esclusione automatica delle offerte anomale, su alcuni commissariamenti mirati nel campo ferroviario e in campo ambientale, sul dimezzamento delle sanzioni Sistri, sulla detraibilità dell’IVA per gli organismi di formazione professionale. E anche su Bagnoli ho sentito critiche per l’eccesso di interventi normativi. Quando si affrontano questioni complesse, non si deve avere timore di adeguare
in progress anche gli strumenti normativi. Non è un errore; è un errore non farlo. Di questo lavoro parlamentare il gruppo del Partito Democratico è orgoglioso, perché siamo convinti che sia utile per il Paese, anche perché siamo tutti consapevoli dei problemi di funzionamento della pubblica amministrazione. Proprio per questo si è fatta la riforma « Madìa » e il Governo sta procedendo con i decreti legislativi di attuazione, ne ha presentati molti in questi giorni. Da ultimo, la questione rendiconti dei partiti: se n’è fatto un gran parlare, ma non si è fatto nulla di rivoluzionario; semplicemente si è prorogato al 15 giugno 2016, per il 2013 e il 2014, il termine che era fissato al 15 giugno di ogni anno per la presentazione dei rendiconti, a cui erano già tenuti per legge, a prescindere dalla richiesta di contributi pubblici o dalla fruizione dei benefici del 2 per mille, tutti i partiti e movimenti politici che abbiano ottenuto il 2 per cento alle elezioni. Chi non ottempera a tale obbligo avrà una sanzione di 200 mila euro; è questa la novità di cui si lamenta il Movimento 5 Stelle; questa non è una norma contro qualcuno, ma una norma a favore della trasparenza. Allora, devo dire ai colleghi del Movimento 5 Stelle che non è possibile chiedere la trasparenza solo agli altri e non mostrare mai la propria per più di mezza legislatura (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Per tutti viene l’ora di passare dalle parole ai fatti. La proroga della vostra esenzione dalla trasparenza non può entrare nemmeno nel « milleproroghe ». Per queste ragioni, il gruppo del Partito Democratico, di questa Camera, di un Parlamento pienamente legittimato, fino alla fine naturale della legislatura – perché, fino a prova contraria, questa legittimità costituzionale la determina non il Movimento 5 Stelle, ma la Corte costituzionale che l’ha stabilita espressamente, voterà con piena convinzione a favore della conversione in legge del decreto-legge di proroga di termini, con tutte le positive modificazioni introdotte dalle Commissioni I e V.

http://webtv.camera.it/archivio?legislatura=17&seduta=566&intervento=420968

 



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