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Marchi PD - Una Legge di stabilitÓ per la crescita

11 gennaio 2016

Pubblicato in: AttualitÓ

UNA LEGGE DI STABILITA’ PER LA CRESCITA

Nei tempi previsti il Parlamento ha approvato la legge di stabilità 2016, arricchendo la proposta del Governo, ma mantenendone l’impianto. Un giudizio che tiene conto sia dell’inserimento in legge di stabilità del decreto legge sulle banche che delle misure proposte dal Governo su sicurezza e cultura.

Le critiche dell’opposizione sono andate in sensi opposti, ma entrambi non veri. Non è una legge di stabilità all’insegna del deficit spending e della finanza allegra, come sostiene Forza Italia, e non è nemmeno, come accusano M5S e SEL, una legge di stabilità all’insegna delle politiche di austerità, espressione di una fase precedente delle politiche europee, che negli ultimi due anni sono state messe fortemente in discussione dai fatti e dalla politica innovatrice di alcuni Governi nazionali, con l’Italia in prima fila.

E’ invece la concretizzazione di una politica economica e di una politica di bilancio favorevoli alla crescita. Partendo dal presupposto che è finita la recessione, iniziata la ripresa, ma va consolidata con politiche ad essa favorevoli, soprattutto per consumi e investimenti, cioè per la domanda interna, considerato un quadro internazionale più incerto, la cui conseguenza è che non si può contare solo sulle esportazioni. Lo si fa con una manovra tecnicamente espansiva, perché aumenta il deficit rispetto a quanto in precedenza previsto, dall’1,8% al 2,4%, utilizzando tutti gli spazi di flessibilità delle regole europee e imponendone di nuovi per la sicurezza. Quindi non c’è austerità. Nemmeno finanza allegra, però. Ci sono 3 GIU’ nella legge di stabilità. Giù ancora di più le tasse, ma anche giù ancora di più il rapporto deficit/PIL (dal 2,6% del 2015 al 2,4% nel 2016) e giù per la prima volta dopo il 2° Governo Prodi il rapporto debito/PIL. Tutto il contrario di una finanza allegra.

Il Governo sta portando avanti una politica di forte equilibrio: riduzione più graduale del deficit, avvio della riduzione del debito, riduzione delle tasse e riduzione, ma soprattutto riqualificazione, della spesa.

La riduzione delle tasse, in particolare su lavoro e imprese e poi per le famiglie, è imponente.

Continuano nel 2016 gli effetti della legge di stabilità 2015: i 18 miliardi di tagli delle tasse mettendo insieme gli 80 €, la riduzione dell’Irap relativa ai lavoratori a tempo indeterminato, la decontribuzione per i nuovi assunti a tempo indeterminato nel 2015, l’aumento del regime forfettario per piccole imprese e partite IVA.

Poi c’è il disinnesco delle clausole di salvaguardia: non sono riduzioni di tasse, ma si evitano aumenti di IVA e accise per quasi 17 miliardi.

E poi c’è il nuovo:

eliminazione tasse su prima casa, riduzione dell’IMU su immobili locati a canone concordato e per i comodati ai parenti di primo grado, eliminazione dell’IMU imbullonati e agricola, introduzione del superammortamento al 140% sui macchinari acquistati dal 15 ottobre 2015 a fine 2016, riduzione di altre tasse sull’agricoltura, aumento delle semplificazioni fiscali per le  partite IVA, decontribuzione al 40% per due anni per i nuovi assunti a tempo indeterminato nel 2016, riduzione dell’Irap per gli stagionali ricorrenti nel turismo, riconferma e ampliamento dell’ecobonus, detrazioni fiscali per l’IVA sulla vendita di immobili di imprese costruttrici e per il leasing immobiliare, aumento della franchigia Irap per le piccole imprese, recupero IVA sui crediti non riscossi, defiscalizzazione di parte del salario di produttività, aumento della no tax area per i pensionati. E poi c’è il principale intervento, definito alla Camera, a favore del Mezzogiorno: la reintroduzione della “Visco sud”, il credito di imposta automatico per le imprese che investono nel Mezzogiorno. Inoltre un meccanismo per costruire le condizioni di una fiscalità di vantaggio per le nuove assunzioni nel Mezzogiorno nel 2017, con un vantaggio maggiore per le assunzione di donne.

E’ un insieme di sostegni alle imprese non fini a se stessi, ma per creare lavoro.

Ma non è solo meno tasse.

Si sviluppa la lotta all’evasione fiscale con gli accordi internazionali che hanno fatto superare i paradisi fiscali in Europa, con l’uso di tutte le banche dati, delle fatturazioni elettroniche. E, come abbiamo visto in questi giorni, anche i grandi elusori, come Apple, cominciano a pagare centinaia di milioni. E il prossimo nel mirino è Google.

Per il lavoro il Governo interviene anche con nuove assunzioni qualificate nelle Università, nel settore dei beni culturali, nella pubblica amministrazione. C’è il grande investimento sulla scuola, che porterà alla fine del percorso a 150.000 stabilizzazioni, cosa mai vista nonostante non vi siano stati applausi, ma proteste (ma quando certa sinistra saprà essere all’altezza dei problemi?).

Vi sono nuovi interventi su esodati e opzione donna, oltre all’ampliamento della no tax area, per i pensionati.

Non manca un “cuore sociale” a questa legge di stabilità: la più grande operazione di lotta alla povertà, almeno nell’ultimo decennio, con 600 milioni nel 2016 e 1 miliardo dal 2017, oltre agli altri fondi per le politiche sociali, tutti confermati o aumentati (vedi il nuovo fondo per il “Dopo di noi”).

Non è il reddito di cittadinanza, perché abbiamo un’altra idea. Noi non vogliamo fare politiche assistenziali, ma vogliamo sostenere la creazione di posti di lavoro veri, da una parte, e ridurre le forme più gravi di povertà, dall’altra.

Si fa il più grande intervento per la sicurezza degli ultimi tempi, con 1 miliardo, comprese detrazioni d’imposta per gli investimenti dei cittadini (non delle imprese) in sistemi di sicurezza e le riqualificazioni delle periferie urbane, che sono una priorità per la sicurezza.

Si investe altrettanto in cultura, a partire da 500 milioni in edilizia scolastica e da 50 milioni in borse di studio.

Altre questioni trattate dalla legge di stabilità, di cui ricordo solo i titoli: giochi, con prime modalità di divieto della pubblicità, canone RAI in bolletta (costa meno, riduce l’evasione e si finanziano le TV locali), rafforzamento e definizione di tutte le forme di intervento in caso di calamità naturali (per non dover procedere di volta in volta senza un indirizzo generale), velocizzazione degli investimenti, in particolare sulle infrastrutture con i fondi europei e ovviamente soprattutto al Sud.

Poi più risorse per la cooperazione internazionale, per non limitarsi a dire “aiutiamoli a casa loro”, ma per farlo concretamente. E altri fondi a favore di persone colpite dall’amianto.

La lista sarebbe ancora lunga. Termino, last but not least, con una questione fondamentale: enti locali e regioni.

Per i Comuni si mette in archivio il patto di stabilità interno. Non c’è più. E’ sostituito dal pareggio di bilancio tra entrate finali e spese finali di competenza. Non più costretti a fare avanzi che non si possono spendere e quindi più spazi per gli investimenti. Ristoro totale di quanto non entra più con l’abolizione TASI prima casa e dintorni. Alla Camera abbiamo rafforzato le forme di sostegno a fusioni e unioni. Su Province e Città Metropolitane gli emendamenti parlamentari del PD alla Camera hanno permesso di recuperare centinaia di milioni per viabilità, scuole superiori, disabili sensoriali.

Si è recepito l’accordo Governo-Regioni, superando un elemento di tensione che si è manifestato dopo la presentazione del disegno di legge di stabilità. Una situazione migliore per le Regioni dà più garanzie anche per la tenuta e la qualità del servizio sanitario nazionale, che non è stato tagliato, c’è un miliardo in più e nuovi livelli essenziali di assistenza, con i quali si potranno prendere in carico anche situazioni che ora non lo sono, come le malattie rare. Sulla sanità occorrerà però una continua azione di monitoraggio, perché vi sono criticità su vari fronti.

Nel complesso un buon impianto iniziale del Governo e un importante lavoro parlamentare di miglioramento ci consegnano una legge di stabilità che davvero potrà contribuire alla crescita, al lavoro e all’occupazione.

On. Maino Marchi



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