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Marchi (PD)_Riforme costituzionali e Legge di stabilitÓ

13 ottobre 2015

Pubblicato in: AttualitÓ

Alla fine il buon senso e il senso di responsabilità hanno prevalso: la riforma costituzionale passa al Senato, con le opportune modifiche, che sono sostanzialmente aggiustamenti, mantenendo fermo l’impianto. Un impianto che vede il superamento del bicameralismo paritario, una semplificazione dell’iter legislativo, fiducia al Governo da parte solo della Camera dei Deputati, il Senato come camera rappresentativa degli enti territoriali. Affinché il Senato rappresenti gli enti territoriali i senatori devono essere consiglieri regionali o sindaci. I consiglieri regionali saranno indicati dagli elettori, con modalità da definire con legge ordinaria. Aggiungo: non c’è alcuna concentrazione di poteri. Chi vince non prende tutto: per eleggere il Presidente della Repubblica sarà indispensabile un accordo tra maggioranza e almeno una parte dell’opposizione, perché occorre raggiungere il quorum dei tre quinti.
Il premier non ha un Parlamento di nominati al suo comando; i senatori saranno consiglieri regionali o sindaci eletti direttamente o con preferenze, mentre i deputati della maggioranza saranno almeno per il 70% eletti con le preferenze.
Ora si può guardare con fiducia ai prossimi quattro passaggi per arrivare al traguardo su riforme che venivano considerate necessarie già ai tempi del PCI: l’approvazione da parte della Camera dello stesso testo approvato dal Senato, la successiva approvazione da parte sia del Senato che della Camera del testo definitivo con la maggioranza assoluta dei componenti di ciascun ramo del Parlamento e, infine, il referendum confermativo. Tutto ciò dà un senso a questa legislatura, insieme al lavoro che si sta facendo per la crescita economica.
Stiamo entrando nella fase della legge di stabilità. Le Camere hanno espresso il loro indirizzo con le risoluzioni sulla nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza.
Affrontiamo la legge di stabilità in un quadro diverso dal passato per vari fattori:
1)      Tutti gli indicatori economici dell’Italia sono tornati positivi e in misura migliore rispetto alle previsioni, sia per quanto riguarda il PIL, i parametri di finanza pubblica e, soprattutto, l’occupazione, oltre ai consumi e alla domanda interna.
2)      I miglioramenti dell’economia avvengono nonostante il rallentamento delle economia dei Paesi emergenti e un livello di inflazione più basso rispetto a quello auspicato.
3)      L’Italia può utilizzare nuovi spasi di flessibilità previsti dall’ Unione Europea e altri ne ha chiesti in considerazione dei costi relativi all’accoglienza degli immigrati: questo ci permette un processo più graduale verso il pareggio strutturale di bilancio e quindi una manovra più espansiva rispetto a quelle in precedenza ipotizzate.
Sarà una legge di stabilità a sostegno del lavoro, delle imprese e delle famiglie, per rafforzare la crescita.
Non sarà solo la legge di stabilità dell’eliminazione della TASI sulla prima casa, ma una legge di stabilità che prevederà ancora interventi a favore del lavoro stabile, della partite IVA, degli esodati, per introdurre elementi di flessibilità per l’accesso alle pensioni. Vi saranno misure a favore delle imprese, sia sul piano fiscale che per politiche industriali.
Particolare attenzione si porrà per garantire le risorse necessarie a Comuni, Province e Città Metropolitane.
La legge di stabilità 2016 vedrà un impegno straordinario per l’elaborazione di un piano strategico di programmazione territoriale per il rilancio del Mezzogiorno, in cui i parametri economici sono ancora negativi.
La principale novità della legge di stabilità 2016, con cui continuerà e si consoliderà l’azione delle riforme che sta sviluppando il Governo, sarà l’introduzione di una MISURA UNIVERSALE DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ assoluta e all’esclusione sociale, da attuare in maniera progressiva, con particolare attenzione ai nuclei familiari con minori e disabili. Sarà la principale misura per dare alla legge di stabilità non solo il rigore necessario per la revisione della spesa, non solo una ulteriore riduzione delle tasse, ma insieme a questo un forte cuore sociale.
On. Maino Marchi

 



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