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Dichiarazione di voto dell'On. Maino Marchi alla camera in merito al decreto sugli enti territoriali.

5 agosto 2015

Pubblicato in: AttualitÓ

Guarda l'intervento:
http://webtv.camera.it/archivio?legislatura=17&seduta=475&intervento=408460

 
Partito Democratico rinnova la fiducia a questo Governo in occasione della conversione del decreto-legge sugli enti territoriali. Rinnoviamo la fiducia perché questo è un decreto-legge che il Partito Democratico ha chiesto in occasione di un question time con il Ministro Padoan e che ha chiesto questa Camera sollecitando ogni iniziativa utile in materia, quindi anche un decreto-legge, approvando in aprile una mozione a mia prima firma. Quindi, il Parlamento non può lamentarsi, in questo caso, del ricorso alla decretazione d’urgenza. Si possono accusare PD e maggioranza di istigazione alla decretazione, ma è un merito averlo fatto in questa occasione, perché vi era l’urgenza e la necessità di dare attuazione a novità previste dalla legge di stabilità, come per quanto concerne l’allentamento del Patto di stabilità interno, di precisare meglio alcune disposizioni come quelle sulla ricontrattazione dei mutui o sull’armonizzazione contabile. Soprattutto, vi era l’esigenza di individuare misure per rendere sostenibile l’impatto di quanto previsto dalla legge di stabilità in termini di riduzione di risorse e di personale delle province con un rinnovo almeno parziale dei meccanismi previsti per il passaggio da IMU a Tasi, con la riduzione delle sanzioni per il mancato rispetto del Patto di stabilità interno, con le proroghe del personale a tempo determinato di città metropolitane e province, con l’opportunità del bilancio annuale e non triennale in una situazione straordinaria per province e città metropolitane. Il Partito Democratico rinnova la fiducia al Governo perché il Governo non solo ha approvato il decreto-legge, ma è stato disponibile a introdurre in sede parlamentare le modifiche necessarie. Al Senato si è fatto un ottimo lavoro, in particolare, in Commissione bilancio, grazie alla disponibilità del Governo e quando una cosa è buona non c’è motivo di cambiarla nell’altro ramo del Parlamento. Bene, quindi, la fiducia per rendere subito operative anche le misure introdotte in Parlamento. Queste misure non l’hanno fatto diventare un decreto omnibus. Sono misure per le aree colpite dai terremoti de L’Aquila o dell’Emilia o da calamità naturali, come ad Olbia, e gli spazi del Patto di stabilità per 7,5 milioni per i comuni veneti. Non c’entrano forse con i territori e gli enti locali? E non è così anche per «strade sicure», Giubileo, beni culturali, Bagnoli e per tanto altro contenuto nel decreto? E non era del tutto naturale che, come altre intese con ANCI e UPI, anche l’intesa con le regioni sulla sanità entrasse in questo decreto-legge? Se ne doveva forse fare un altro in nome dell’omogeneità? Ma sulla sanità le opposizioni si sono sbizzarrite. Un fantasma si aggira nell’opinione pubblica, un fantasma in verità incorporato dalle opposizioni che nel MoVimento 5 Stelle, ieri, ha assunto le sembianze del grande piano finanziario di privatizzazione della sanità, obiettivo europeo e internazionale. Sì, c’è chi vuole privatizzare la sanità nel mondo, basta guardare la guerra che il Partito Repubblicano ha fatto e sta facendo a Obama. Sì, c’è un progetto del genere in Italia, da tempo, ma la sanità pubblica in Italia l’hanno fatta soprattutto le forze che nella loro evoluzione hanno dato vita al Partito Democratico E noi l’abbiamo sempre difesa, anche quando il MoVimento 5 Stelle non era ancora nemmeno nella testa di Beppe Grillo e quel progetto non è mai passato. E se abbiamo una delle migliori sanità al mondo lo si deve alle regioni storicamente meglio governate: sono quelle dove la nostra storia ha avuto un peso determinante. Allora, smettiamola con i fantasmi che fanno diventare 192 milioni più di 2 miliardi se non addirittura 10. Il fondo sanitario nazionale era di 109 miliardi e 902 milioni di euro nel 2014 e nel 2015, con la legge di stabilità, è stato portato a 112 miliardi e 62 milioni, ciò vuol dire che è aumentato di 2 miliardi e 160 milioni; e se ora si riduce di 2 miliardi e 352 milioni il taglio è di 192 milioni, cioè, di fatto, un non aumento che, su 110 miliardi, è proprio razionalizzazione della spesa. Non si può dire, come faceva ieri l’onorevole Palese, che tutta la sanità è corrotta – cosa che non è vera –, e chiedere un intervento poi solo sui beni e servizi, che comunque è il grosso dell’intervento. Si deve intervenire, come fanno le migliori regioni, sull’appropriatezza delle prestazioni e questo chiama in causa la responsabilità di tutti gli operatori sanitari e di tutti i cittadini per ridurre il consumismo sanitario che c’è e tutte le prestazioni inutili o meno appropriate, e ce ne sono. Così si difendono la sanità pubblica e tutti i servizi pubblici, guardando come funzionano e alla qualità della spesa. Se ci limitiamo a dire che il moltiplicatore della spesa pubblica è più alto di quello della riduzione delle tasse e non guardiamo com’è fatta la spesa pubblica si aprono le autostrade al reaganismo e al thatcherismo. C’è chi si accontenta poi di andare a protestare in piazza, noi no! Noi no, noi vogliamo salvarli i servizi, a partire dalla scuola e dalla sanità, e renderli migliori per i cittadini. A tutti gli allarmi del MoVimento 5 Stelle voglio rispondere così: c’è una cosa su cui tutti possono misurare la distanza tra le vostre accuse e la realtà, è l’Expo. Noi quando ci andiamo possiamo essere orgogliosi di essere italiani e del contributo dato per realizzarlo, i parlamentari del MoVimento 5 Stelle possono solo chiedere scusa e, per usare un termine a loro caro, anche un po’ vergognarsi. Ed ora – lo voglio dire all’onorevole Tripiedi – sì, noi vogliamo salvare anche il Gran Premio di Monza, perché anche quella è un’eccellenza dell’Italia; altro che porcheria, come s’è detto ieri! Per tornare più strettamente al decreto, esso è un ponte verso la prossima legge di stabilità, verso la local tax, verso la piena attuazione della legge Delrio. Su quest’ultima voglio ricordare a tutti che è una legge a Costituzione vigente e, quindi, nessuno ha mai detto che avrebbe abolito le province. L’abolizione è prevista nella riforma costituzionale e se smettiamo tutti quella specie di sport nazionale della politica di cui è primatista Forza Italia – e mi auguro che nessun altro voglia competere – che si chiama gioco dell’oca sulle riforme costituzionali, forse in questa legislatura arriviamo in fondo anche sulle province. Intanto va attuata la legge Delrio e la norma di questo decreto, che prevede che le regioni che non approvano le leggi regionali di attuazione devono pagare il personale delle province in esubero rispetto alle funzioni fondamentali, è un bell’aiuto ad attuarla. Si è chiarito sulla polizia provinciale: segue le funzioni ambientali e in parte ci sarà trasferimento in quella municipale. Ci sono 90 milioni per i servizi per l’impiego e, in un altro decreto sulla giustizia, si è fatto un passo avanti per il passaggio di personale dalle province a quel Ministero. Si tratta di un ponte verso la legge di stabilità, i bilanci hanno date diverse per situazioni diverse, province e città metropolitane hanno una situazione straordinaria. È evidente che nella prossima legge di stabilità bisognerà ridurre i tagli. I pasticci della regione siciliana sull’armonizzazione contabile non potevano ricadere sui comuni siciliani; per questi enti è motivato lo spostamento al 30 settembre. Per il resto, lavoriamo per arrivare in futuro a date di approvazione dei bilanci ordinarie, per questo occorre superare il Patto di stabilità interno. Per tale obiettivo è necessario un riesame della legge n. 243 e, nel frattempo, tutte le doverose operazioni di allentamento del Patto che stiamo facendo sono però come rimettere il dentifricio nel tubetto: non è mica facile! Lo dico anche ai colleghi della Lega, che un po’ di colpa, anzi molta, per aver partecipato al Governo Berlusconi, su questo punto, sul punto a cui eravamo arrivati, ce l’hanno. E poi è un ponte verso la local tax, esigenza fondamentale per una fiscalità locale che permetta l’autogoverno delle comunità. Va fatto insieme al dibattito concernente le tasse sulla prima casa, terreni agricoli e imbullonati, con un confronto serio con l’ANCI, senza ridurre le risorse ai comuni, anche in base al monito della Corte dei conti. Aggiungo: tutto ciò, ponendosi seriamente la questione di come contribuisce lo Stato al fondo di solidarietà comunale e facendo passi avanti sui costi standard. E, infine, non accettiamo – no, non le accettiamo – lezioni di moralità sul caso Azzollini (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). In quest’Aula abbiamo votato due autorizzazioni agli arresti cautelari, per Genovese e Galan (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle); un « no » non è comunque un’assoluzione, ma un « no » all’arresto prima di un processo che si farà e che non è stato fermato. La sentenza la faranno i giudici e la riflessione del Ministro Orlando sull’opportunità di spostare queste decisioni dal Parlamento alla Corte costituzionale deve – credo – aprire un confronto serio. Per queste ragioni e per l’insieme delle azioni di riforma che caratterizzano questo Governo, tra cui una riduzione delle tasse sul lavoro e imprese per 18 miliardi, come è nella legge di stabilità, senza precedenti, il gruppo del Partito Democratico voterà convintamente la fiducia.



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