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Province e Senato: due questioni difficili sul cammino delle riforme
intervento dell'On. Maino Marchi


13 luglio 2015


Dopo le elezioni regionali e amministrative, l’azione del Governo sta continuando su vari temi aperti. In questi giorni il Ministro Orlando ha presentato il consuntivo del suo primo anno da Guardasigilli. E’ stato fatto un lavoro enorme. Interventi sulla Giustizia civile, legge anticorruzione, falso in bilancio, autoriciclaggio, superamento del sovraffollamento delle carceri, ridefinizione del voto di scambio politico-mafioso, vari interventi sulla giustizia penale, tra cui l’introduzione degli ecoreati. Sul fisco sono stati presentati altri cinque  decreti legislativi della delega fiscale. Non è stata completata, ma in gran parte è già attuata. Sui temi come riforma del catasto e giochi si interverrà successivamente con altri strumenti. Invece si sta completando il lavoro sul jobs act, con gli ultimi decreti legislativi.

E’ stata approvata la legge sulla buona scuola. Molti contrasti si sono registrati, ma anche molte cose non vere si sono dette. E’ innegabile che si torna a investire sulla scuola e sull’edilizia scolastica. 1 miliardo in più sul 2015 e 3 in più dal 2016 per la gestione della scuola non sono poca cosa. Si farà un piano straordinario di assunzioni senza precedenti, cominciando a superare il precariato e potenziando gli organici con circa 50.000 docenti aggiuntivi.

Va ora in aula alla Camera la riforma della pubblica amministrazione.

CI sono due questioni che, a mio avviso, saranno molto importanti nelle prossimo settimane per la tenuta del Governo Renzi.

La prima riguarda gli enti locali. Regioni ed enti locali sono la parte della Repubblica messa maggiormente in difficoltà con la legge di stabilità. Per le Regioni si stanno definendo accordi con il Governo. Per i Comuni il decreto legge del Governo, ora all’esame del Senato (poi arriverà alla Camera) non dà risposte sufficienti, ma determina alcuni miglioramenti rispetto alla situazione attuale. Contiamo di introdurne altri con il lavoro parlamentare. La situazione esplosiva riguarda Province e Città Metropolitane. Se non si interviene con misure che rendano possibile l’approvazione dei bilanci, nel giro di poche settimane andranno tutte in dissesto. Con effetti gravissimi sulle scuole superiori e sulla gestione della viabilità. I problemi sulle scuole superiori ridarebbero fiato e argomenti a chi sostiene che, con la legge sulla scuola, vogliamo colpire la scuola pubblica. E’ un disastro politico da evitare. E’ assolutamente necessario che le misure che servono vengano introdotte nell’iter di conversione in legge del decreto legge sugli enti locali.

La seconda questione riguarda le riforme costituzionali. Il prossimo passaggio al Senato è stato spostato da prima della chiusura estiva a settembre. I nodi però restano. Non credo siano solo una questione che riguarda il gruppo parlamentare del PD al Senato, anche se è lì che si dovrà decidere e votare. A mio avviso riguarda tutto il Partito. In tutte le recenti campagne elettorali, come Ulivo prima e come PD poi, abbiamo  proposto di trasformare il Senato nella Camera delle Regioni  e delle Autonomie. Abbiamo detto che solo la Camera dei Deputati sarebbe stata elettiva e avrebbe votato la fiducia al Governo, che il Senato doveva essere composto da rappresentanti di Regioni ed Enti Locali, senza indennità, in quanto hanno quella degli Enti in cui sono stati eletti. L’elezione dei Senatori da parte dei Consigli regionali, così come prevista da quanto già fin qui approvato sia al Senato che alla Camera, corrisponde a questo progetto. Se ora si torna a proporre da parte di 25 senatori del PD l’elezione diretta e un Senato di Garanzia invece del Senato delle Regioni e delle Autonomie, ciò significa cambiare quanto proposto da 20 anni a questa parte. Non può essere motivato con la riforma elettorale, che concentrerebbe troppi poteri sul premier e determinerebbe una Camera di nominati. Non è così. Almeno il 70% dei deputati di maggioranza saranno eletti con le preferenze, quindi questo argomento a mio avviso non regge.

Ripeto: non è questione che riguarda solo i senatori. E’ auspicabile un accordo ed evitare prove di forza. Deve però mantenersi il profilo riformatore di cui parliamo da tanto tempo. Se i senatori saranno eletti nello stesso modo dei deputati, subito dopo si porrà il tema che votino la fiducia e che il Senato abbia gli stessi poteri della Camera. Vorrebbe dire addio al superamento del bicameralismo paritario e tornare da capo in un perenne gioco dell’oca. Sarebbe la fine di una politica riformista.


On. Maino Marchi



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