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Chi ha ragione: i Comuni o il governo?
Intervento dell'On. Maino Marchi


10 aprile 2015


In questi giorni, mentre si sta elaborando il Documento di Economia e Finanze, è scoppiata la diatriba tra Comuni e Governo sui tagli agli Enti locali. In realtà il DEF avvia il lavoro di previsione per il 2016, che sboccherà nella prossima legge di stabilità, mentre i tagli di cui si lamentano i Comuni sono quelli decisi per il 2015 con la legge di stabilità già' approvata. Siccome però qualcuno già paventa ulteriori tagli agli Enti locali nel 2016, oltre a quelli già previsti, giustamente l'ANCI mette le mani avanti.


Chi ha ragione? I Comuni o il Governo?

Per vari motivi entrambi, anche se, a mio avviso, la bilancia pende più dalla parte dei Comuni.
Le ragioni del Governo. Nel 2015 si è fatta una manovra da 32,4 miliardi, coperti per 6 con un aumento dell'indebitamento rispetto alla legislazione vigente (la flessibilità nell'applicazione delle regole europee), per 16 con riduzioni di spesa e per 10 con aumento di entrate (in particolare misure anti evasione e anti elusione). La manovra ha stanziato risorse tra l'altro per gli ammortizzatori sociali (2,2 miliardi), per la riforma della scuola o buona scuola (1 miliardo nel 2015, 3 dal 2016) e per l'alleggerimento del patto di stabilità interno (1 miliardo). Soprattutto si è operata una riduzione delle tasse su lavoro e imprese (obiettivo della sinistra da anni) senza precedenti: 18 miliardi, di cui 10 per il bonus di 80€ reso strutturale, 5 per l'eliminazione della componente lavoro a tempo indeterminato dalla base imponibile dell’IRAP, 2 per gli sgravi contributivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato e 1 per l'allargamento dei regimi dei minimi forfettari. Se poi gli 80€ vengono calcolati dall'ISTAT come maggior spesa invece che minore entrata, la pressione fiscale sembra aumentare, mentre diminuisce.

A questa manovra e a questa riduzione di tasse tutti sono chiamati a dare il loro contributo. Non solo lo Stato, ma anche le altre articolazioni della Repubblica, Regioni ed Enti locali, pur se già' colpiti da tagli pesanti negli anni precedenti.

Fin qui stanno le ragioni del Governo. Nessuno può sentirsi estraneo rispetto al raggiungimento di obiettivi essenziali per la ripresa del Paese.

Però è altrettanto vero che l'elemento più critico della legge di stabilità è proprio la pesantezza della manovra su Regioni ed Enti locali, non proporzionata rispetto ai tagli fatti a livello centrale. Il taglio complessivo è di 6,2 miliardi nel 2015, 7,2 nel 2016 e 8,2 nel 2017.

4 miliardi riguardano le Regioni. 1,2 miliardi toccano i Comuni. 1 miliardo nel 2015, 2 nel 2016 e 3 nel 2017 sono i tagli su Province e Città metropolitane.

Per le Regioni si è raggiunta un'intesa, in base alla quale, per assorbire il taglio di 4 miliardi, di fatto si azzera l'aumento di 2 miliardi del fondo sanitario nazionale, previsto con il patto per la salute e recepito in legge di stabilità.

Per le Province e le Città metropolitane il taglio è pesantissimo. A questo si aggiungono le sanzioni per gli enti che non hanno rispettato negli anni precedenti il patto di stabilità interno, con effetti pesanti per le assunzioni di personale. Il tutto nell'ambito di un processo di riforma molto difficile da gestire, in particolare per quanto riguarda il personale. Da rilevare che i tagli sarebbero relativi a funzioni che non dovrebbero più' essere esercitate, ma su cui mancano le leggi regionali per stabilire chi le eserciterà. In ogni caso, siccome vanno ripartite tra Regioni e Comuni, si tratta di enti che hanno minori e non maggiori risorse per esercitarle. Il rischio è che a breve tutte le Province si trovino in dissesto finanziario e le Città metropolitane, nuovo ente, nascano azzoppate.
Occorre un decreto legge per affrontare alcune questioni che permettano almeno di superare il 2015.
Con lo stesso strumento occorre intervenire per i Comuni, che non hanno una situazione meno complessa. Al taglio di 1,2 miliardi (per i Comuni del cratere del sisma dell'Emilia il taglio è in proporzione della metà) si aggiungono altri problemi. 300 milioni sono stati tagliati nel corso del 2014 per coprire una parte degli oneri relativi agli 80€ nello stesso anno.
Poi c’è una questione che vale 625 milioni. Nel 2014, a fronte di tetti alle aliquote IMU e TASI lo Stato ha messo a disposizione questa somma per 1800 Comuni. Nel 2015 il problema si doveva risolvere con la local tax, ma, essendo un tema molto complesso, si è spostata al 2016. Contemporaneamente si sono mantenuti i tetti delle aliquote, ma senza stanziare i 625 milioni
Poi vi sono tanti altri problemi specifici. Alcuni hanno trovato risposte il legge di stabilità e nel milleproroghe. Altri sono temi ancora aperti.

Lo stesso alleggerimento del patto di stabilità interno è complesso. Per 1 miliardo è finanziato dallo Stato, ma per 1,9 miliardi dai Comuni stessi, tenuti in base alle nuove norme di armonizzazione contabile a definire fondi crediti inesigibili relativi alle riscossioni. Siccome di fatto si traducono in una riduzione di spesa corrente, ciò apre spazi per alleggerire il patto di stabilità interno.
Occorre un accordo sia per definire gli spazi di patto per ogni Comune, che per quanto riguarda i tagli da ripartire ad ogni Comune. Su questi aspetti l'intesa con l'ANCI c’è, ma va tradotta in norme.
Senza un provvedimento come un decreto legge, che serve per vari motivi, ci troveremmo nella paradossale situazione per cui prima gli Enti locali avevano i soldi in cassa, ma non li potevano investire per i vincoli del patto di stabilità interno, mentre oggi i vincoli sono diminuiti, ma la cassa è quasi vuota.

E' quindi necessario un accordo complessivo Governo-ANCI, dopo l'incontro del 9 aprile.
Un incontro che ha visto avvicinarsi le posizioni, allontanarsi il rischio di nuovi tagli, evidenziarsi l'esigenza di approfondimenti su diversi temi. L'incontro successivo, già calendarizzato, è auspicabile porti a conclusioni unitarie. Anche da questo incontro emerge l'esigenza di un provvedimento legislativo urgente, cioè un decreto legge. Provvedimento che serve anche per tradurre in norme l'accordo con le Regioni. E' una conferma di quanto avevo chiesto al Ministro Padoan durante il question time del 4 marzo scorso alla Camera dei Deputati.

Inoltre occorre continuare il lavoro sulla local tax, affinché sia pronta per essere inserita nella legge di stabilità 2016.

Quindi le ragioni stanno da entrambe le parti, ma soprattutto serve un intervento per sancire normativamente alcune intese già raggiunte e per affrontare i problemi più urgenti. Serve in particolare la consapevolezza del ruolo determinante di Regioni ed Enti locali per superare la crisi economica del Paese.



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