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Vanna Iori a Livorno alla Festa nazionale dell'Unità sul welfare: “Offrire servizi anziché denaro”

22 settembre 2014


È stata la deputata reggiana del Pd Vanna Iori, referente nazionale del partito per infanzia e adolescenza, a chiudere domenica sera la festa nazionale dell'Unità dedicata ai temi del welfare dal titolo "Dire sì al futuro. Il welfare di domani" organizzata dal Partito Democratico a Livorno dall'11 al 21 settembre.
La parlamentare, invitata a condurre i lavori della tavola rotonda "Il welfare aziendale per conciliare i tempi di cura e lavoro" nella serata conclusiva della manifestazione, si è confrontata con il responsabile delle relazioni sociali e dell'amministrazione del personale di Cariparma Dino Zampieron, con Tiziano Vecchiato della Fondazione Zancan, con Ugo Ascoli dell’Università di Ancona e con Micaela Campana, da pochi giorni nominata responsabile per il welfare nella nuova segreteria nazionale del Pd.
Per Vanna Iori “il welfare non può essere concepito come una risposta basata unicamente sull’investimento economico o su trasferimenti monetari, ma deve riguardare anche la solidarietà. Un welfare solidaristico si basa sull’avere cura e sulla priorità delle relazioni”.
Secondo la deputata reggiana, infatti, “occorre offirre servizi anziché denaro per passare dal welfare redistributivo al welfare moltiplicativo, capace di generare risorse”.L’Italia, in effetti, è il paese europeo che investe in percentuale meno risorse in servizi reali e più risorse in benefit monetari (come ad esempio le indennità di accompagnamento. L’assistenza sociale, oggi, comporta per lo Stato una spesa di 51 miliardi di euro: ma di questi soltanto il 10% si trasforma in lavoro sociale, mentre il restante 90% è destinato a un trasferimento di tipo economico.
"Un posto a sé - ha aggiunto la Iori - meritano le politiche di welfare aziendale, le best practices di nidi aziendali, i baby sitter on demand, i congedi parentali, anche paterni, i voucher aziendali per le cure, le mense per i figli, i servizi di scuolabus, di spesa e di lavori domestici, le flessibilità orarie e le altre politiche di conciliazione dei tempi, come in molti altri paesi europei. A ciò dovrebbero corrispondere sgravi fiscali per le aziende".
Occorrono dunque strategie, ha concluso la parlamentare democratica, "attraverso cui l'aiuto diventa sociale, produce comunità, ri-genera welfare, affinché il sistema dei servizi possa porsi come promotore di cambiamento, contrastare l’individualismo, rompere l’isolamento, creare legami solidaristici, promuovere costruzione di fiducia e di responsabilità sociale condivisa".




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